Pietra e Ferro

L'area esplorata sopra S. Giovanni del Timavo

Nonostante ami la storia in tutte le sue sfaccettature ed in particolare quella militare, mi sono tenuto sempre lontano dai fatti della Prima Guerra Mondiale. Ogni avvicinamento casuale o meno a quell’evento mi mettevano, in prima battuta, sempre a contatto con una crudezza e un disprezzo per il valore della vita umana che mi facevano subito cambiare strada. Solo di recente l’incontro con alcune persone e la visita ad alcuni luoghi mi hanno convinto a superare questa barriera psicologica e ad approfondire la conoscenza di quel periodo storico.

Il bel tempo che ha caratterizzato l’ultimo sorcio dell’inverno e l’inizio della primavera mi ha permesso, sotto la guida di Alessandro, di iniziare ad affrontare passeggiate nei luoghi del Carso della Grande Guerra.

Una delle prime ci ha portato ad esplorare la zona tra Medeazza e San Giovanni del Timavo. Dire che in quest’area ci sono stati sanguinosissimi combattimenti è un po’ retorico: qual’è il luogo nel quale non si è sparso fin troppo sangue?

Nonostante non sia quello con i resti più “spettacolari”, è stato sicuramente quello che emotivamente più mi ha colpito. L’area è ancora cosparsa di frammenti delle granate dell’artiglieria. Grandi e piccoli pezzi di ferro spuntano tra una pietra e l’altra in questo paesaggio carsico che forse più di ogni altro ha conservato la brulla desolatezza  di 100 anni fa.

Salendo lungo la strada bianca contrassegnata con il segnavia n.16, che parte dal paese di S. Giovanni, dopo poche centinaia di metri sulla destra si noterà un solco carsico (?) con delle postazioni blindate sotterranee. Sembrano postazioni di artiglieria di piccolo calibro o  ingressi a dei ricoveri. Mancando di un equipaggiamento adeguato, non ci siamo addentrati in quei cunicoli per cui al momento non siamo in grado di dire cosa in effetti fossero. Se qualche lettore può fare qualche ipotesi, fornire qualche notizia  o darci suggerimenti su dove poter reperire informazioni utili, si faccia avanti!

Il solco con i diversi fori per l'ingresso ai ricoverio per le bocche da fuoco

Il particolare di un ingresso. Si notala finitura in cemento

Il particolare di un ingresso. Si notala finitura in cemento

Il cippo con le scritte completamente consunte

Il cippo con le scritte completamente consunte

Nel seguire l’andamento di questi apprestamenti arriviamo presso un piccolo cippo su una quota che domina la vallata sottostante. Sicuramente italiano (si intravvede la caratteristica stella del nostro esercito) ma con le scritte completamente consunte non riusciamo a capire a chi o cosa sia dedicato. Anche qui speriamo che qualche lettore ci possa dare delle informazioni.

Riprendendo il sentiero e continuando ancora per qualche decina di metri si potrà, sulla sinistra, intravvedere un altro cippo decisamente più maestoso del primo. E’ il monumento dedicato al 65° reggimento fanteria e al Colonello Giovanni Piovano che qui trovò la morte.Il 4 settembre del 1917 la zona da quota 147 fino al mare fu sottoposta ad un violetto attacco da parte degli austro-ungarici che riuscirono a conquistare diverse postazioni. La Brigata Valtellina, di cui faceva parte il reggimento, in questa sola giornata registrò 2900 perdite, di cui 80 ufficiali.

Il monumento al 65° Reggimento Fanteria

Il monumento al 65° Reggimento Fanteria

E’ significativo che sulla base del monumento siano state posate decine di schegge di granata. Mi piace immaginare che sia il muto tributo degli occasionali escursionisti che trovando le schegge e giungendo al cippo non possono non pensare al sacrificio dei loro avi.

Il 65° e il gemello 66° si distingueranno anche nella seconda guerra mondiale. Sul fronte africano saranno i due reggimenti della 101 Divisione Motorizzata Trieste che tanto filo da torcere daranno all’Ottava Armata Britannica.

La trincea. Sullo sfondo S. Giovanni del Timavo

Dall’altro lato della strada che da S. Giovanni arriva a Medeazza rispetto alla cresta che ospita i due cippi, affiora una trincea in parte blindata. Dalla posizione  è probabilmente una delle trincee avanzate Austriache del 1917. La linea visibile inizia a mezza costa e finisce in un canalone (all’interno del quale si vedono ancora rimasugli di opere sotterranee) che corre dalle sorgenti del Timavo al Dosso Petrina.

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