Da Castra Ad Flumium Frigidum a Ad Pirum

Nonostante le previsioni meteo non lasciassero presagire nulla di buono, domenica 18 settembre un gruppo di 25 coraggiosi ha affrontato l’escursione culturale che li ha portati ad esplorare la valle del Vipacco nei luoghi che furono teatro della battaglia del Frigido il 5 e 6 settembre del 394 d.C.

Lo scontro vide Teodosio vittorioso su Eugenio e l’impero romano per l’ultima volta (e pochi mesi) riunito solo un solo monarca.

Un sentito ringraziamento ad Andrej Štekar e Roberto Guerra che hanno fatto da ciceroni in questa riuscita escursione.

Ecco una breve fotostoria dell’escursione.

Una piccola curiosità. A gita ormai conclusa, quando si stava tornando verso casa e il Sole facendo capolino ci stava togliendo un po’ di umidità dalle ossa, nel cimitero di Vipava l’ultima sorpresa: il sarcofago del principe Iumin probabile figlio del ben più conosciuto Micerino, oggi a contenere le spoglie mortali  di Jozefa Ursic e Jernei Lavrin, genitori del diplomatico Anton Lavrin che qui li trasferì dall’Egitto.

 

 

Gazzettino Giuliano – Agosto 2016

LAPIDARIO TERGESTINO E ORTO LAPIDARIO

Sabato 27 agosto visita al Lapidario Tergestino e all’Orto Lapidario guidati dalla dott.ssa Fulvia Mainardis

Il ritrovo è fissato alle ore 10.00 in piazza della Cattedrale.

Il costo del biglietto per l’accesso ai musei ammonta a € 2,00.

Tutte le informazioni potete trovarle qui.

DA AJDOVŠČINA A AD PIRUM

Domenica 18 settembre torneremo sui luoghi che videro scontrarsi gli eserciti di Eugenio e Teodosio nel 394 d.C accompagnati da Andrej Štekar e Roberto Guerra.

Tutte le informazioni potete trovarle qui.

EVENTI “IN FASCE”

OTTOBRE

GIOCANDO CON GLI ANTICHI ROMANI

Un pomeriggio insieme per divertirsi con gli stessi giochi usati dagli antichi romani… assieme a loro

SECONDA META’ DI OTTOBRE

VISITA AL GABINETTO NUMISMATICO DEL MUSEO DI LjUBLJANA

Aderendo con piacere all’iniziativa degli amici del Slovensko numizmatično društvo “Janez Vajkard Valvasor”, stiamo programmando per l’autunno una visita al Gabinetto Numismatico del Museo Nazionale Sloveno di Lubiana.

L’ALTARE DI RATCHIS

Stiamo organizzando la presentazione del volume “Arte longobarda in Friuli: l’ara di Ratchis a Cividale  – la ricerca e la riscoperta delle policromie” alla presenza della ricercatrice, la dott.ssa Chinellato

 

 

 

I bambini incontrano l’uomo preistorico

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Marco Rodriguez

La divulgazione è uno degli obiettivi cardine della SFA ed ogni occasione è buona per poterla fare, soprattutto quando si tratta di giovanissimi. L’educazione alla cultura in generale e alla storia in particolare, non può che preparare i piccoli virgulti ad essere adulti migliori e consapevoli.

La possibilità che ci è stata data da Marco Rodriguez era di quelle ghiotte.
Marco ci ha voluto coinvolgere in un laboratorio di archeologia sperimentale per bambini che si è svolto nella Microarea di Ponziana (progetto Habitat) in via Lorenzetti, 60 a Trieste.
Dalla Grotta di Fumane, uno dei maggiori siti preistorici d’Europa, oltre che innovativo laboratorio per la ricerca e la divulgazione, è venuto a trovarci nel capoluogo il dott. Niccolò “Orso” Camilloni. Con un equilibrato mix di teoria e pratica ha coinvolto la ventina di bambini e ragazzi presenti e tenuto alta la loro attenzione per le quattro ore del laboratorio. Bisogna anche dire che per “tener botta” così a lungo con un tale stuolo di giovani, oltre ad essere preparati dal punto di vista didattico, bisogna anche avere una invidiabile resistenza fisica e dobbiamo dar merito al dott. Camilloni di esser dotato di entrambe queste qualità.

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Il dott. Niccolò “Orso” Camilloni con un sorridente, vecchio cugino tra le mani

Il laboratorio è iniziato con una parte teorica durante la quale sono state spiegate le differenze tra l’uomo di Neanderthal e l’Homo Sapiens che nell’area della grotta di Fumane sembra abbiano convissuto per un certo periodo. I bambini hanno potuto toccar con mano e vedere le differenze sia fisiche che comportamentali che distinguevano le due specie grazie alle riproduzioni dei crani e degli attrezzi dell’epoca.

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Dopo tanta teoria, i giovani si sono potuti immedesimare nella vita dell’uomo preistorico. Si sono cimentati nella caccia, complice un paziente capriolo (finto), nell’accensione del fuoco e nella lavorazione della selce per la preparazione degli attrezzi con le stesse tecniche che gli archeologi pensano siano state utilizzate all’epoca.

capriolo

Un giovane cacciatore alle prese con un paziente capriolo

La giornata è stata intensa e proficua. Un meritato plauso va a Marco per aver organizzato l’evento, a “Orso” per la bravura e pazienza e a tutte le persone della Microarea per il totale supporto che hanno fornito.
Per i giovanissini non è finita qui: dopo aver accolto l’uomo preistorico in casa propria, contraccambieranno la visita andandolo a trovare nella Grotta Nera, in quel di Basovizza.

Il Margraviato d’Istria – Una variante inedita di un denaro coniato da Henrik von Andechs-Merania

Il Margraviato d’Istria – Una variante inedita di un denaro coniato da Henrik von Andechs-Merania

di Andrea Keber

Breve contestualizzazione storica

cartinaLa storia dei secoli XI-XII è segnata da poche notizie tratte da atti diplomatici dai quali veniamo a sapere i nomi dei detentori del titolo di margravio o marchese d’Istria. Il primo margravio (il primo che si fece chiamare così) fu Ullrich della casa di Weimar, signore delle marche della Carniola e dell’Istria tra il 1040 ed il 1070; seguirono gli Eppenstein, quindi, per un breve lasso di tempo, la marca fu infeudata nel 1077-78 ai patriarchi d’Aquileia. Dopo la parentesi patriarchina l’Istria tornò sotto controllo degli Eppenstein per finire  agli Sponheim, anch’essi fedeli servi  dell’imperatore, nel 1112.

Dal 1173 l’Istria divenne possesso della casa degli Andechs, originari del Tirolo. Bertoldo III degli Andechs partecipò alla battaglia di Legnano, il grande scontro del 1176 contro i comuni lombardi, a fianco dell’imperatore Federico il Barbarossa e fu tra i firmatari della pace di Costanza nel 1183 come “Bertoldus marchio Istriae”.

Bertoldus

Alla sua morte la marca fu data al secondogenito, Enrico IV, il quale avendo partecipato nel 1208 all’assassinio dell’imperatore Filippo di Svevia a Bamberga, perse tutti i feudi e possessi. L’Istria passò nello stesso anno al duca di Baviera, Lodovico, e quindi, nel 1209, ai patriarchi di Aquileia, nella persona del patriarca Volchero (Volker) che si fece forte del precedente storico della titolarità patriarchina sulla marca risalente al 1077. Il patriarca Volchero (Volker) di Ellenbrechtskirchen adottò una strategia d’indulgenza, tanto da
accettare e confermare, almeno in un primo momento, le antiche leggi e soprattutto le libertà comunali. Nel 1218 abbiamo l’ascesa al patriarcato di Bertoldo degli Andechs, duchi di Merania e già margravi d’Istria. Nel 1220 l’imperatore gli concede il potere giudiziario e di grazia oltre a quello di vietare alle città l’elezione di rettori-podestà, specialmente se veneziani, senza il suo preventivo consenso. Bertoldo morì nel 1251.Dinastia

Il nuovo denaro

denaroIscrizione sul dritto … ARCHI-OY ..I.. (forse MARCHI-OYSTRIE) come sulla moneta catalogata dal CNA Cj13, che indica le monete coniate a Gutenwert (Otok) dal patriarca Bertoldo di Aquileia insieme al fratello Enrico IV della casata Andechs-Merania negli anni 1220-1228 (Fig. 1).
Al rovescio il tondello è esattamente come la moneta catalogata dal CNA CK4 (Pogačnik 110a), monete coniate a Rann (Brežice).

denaro con ricostruzione

Fig.1 Il diritto della moneta in questione e lungo il bordo la probabile lettura della legenda

Descrizione della moneta

D/ Figura intera e frontale di un vescovo (mitrato) che tiene un libro con la mano destra e
pastorale con croce nella sinistra. Attorno in doppio contorno lineare la legenda :

legenda dritto

R/ All’esergo un muro di mattoni (al centro della parete un punto); due mezzi busti frontali (quello a sinistra mitrato, quello di destra a capo scoperto), sopra stella a sei punte tra due piccole croci, 3 globetti tra i busti.

Una moneta, come dicevo “ibrida” sulla quale compare (o almeno sembra) la caratteristica

denaro frisacense

Fig.2 – Denaro frisacense attribuito a Berthold-Merania, con legenda MARCHIO VIR+ (CNA Cj 12)

legenda MARCHIO (fig. 2), tipica di quelle coniazioni (zecca slovena di Otok/Gutenwert ) (Albin Pogačnik 235,241…) in cui il patriarca di Aquileia ribadisce il suo formale possesso sul territorio della Carniola e dell’Istria, e dove il duca (signorotto del luogo) inserendo nella legenda il proprio titolo vuole indicare che stava emettendo monete per conto dell’autorità aquileiese.

 

Bibliografia

Koch, B. CNA – Corpus Nummorium Austriacorum: Bd.1 Mittelalter. Wien, 1994

Dei Marchesi d’Istria. L’Istria 1846. Trieste, 1846

Andrej Štekar. Krščanska simbologija na slovenskih srednjeveških novcih /
Christian Simbology on Slovenian Medieval Coins (1-8th Part). Numizmatični Vestnik. Ljublijana

Albin Pogačnik. Srednjeveške kovnice na Slovenskem Zbirka Denar na Slovenskem. Ljubljiana, 2008

Immagini

Atlante storico geografico, edizioni T.C.I.

Gianclaudio de Angelini:
http://monasterium.net/mom/ATStiAKr/KremsmuensterOSB/1181_II_27/charter
http://arupinum.xoom.it/rov/cro/andechs.htm

Koch, B. CNA – Corpus Nummorium Austriacorum: Bd.1 Mittelalter. Wien, 1994

Keber, A – Collezione privata

Gazzettino Giuliano – Luglio 2016

APERITIVO DI MEZZ’ESTATE

Il 27 luglio alle ore 21.00 presso il Romi Jass Caffé in via Torino 30 a Trieste incontro conviviale della Sezione. Con l’occasione faremo il punto di quanto realizzato in questi primi mesi e parleremo  dei prossimi progetti.

Possono partecipare  soci e i simpatizzanti.

E’ gradita una conferma della partecipazione scrivendo a segreteria@sfa-giuliana.it

EVENTI IN FASCE

FINE AGOSTO

RITORNO A AD PIRUM

Sono giunte diverse richieste per ripetere l’escursione fatta il 25 maggio scorso in occasione di èStoria nella valle del Vipacco sulle orme degli eserciti di Eugenio e Teodosio. Quindi stiamo organizzando un’uscita che si dovrebbe tenere l’ultima domenica di agosto o la seconda domenica di settembre con il seguente programma di massima:

  • Ritrovo al mattino e visita a piedi dei resti romani di Ajdovščina
  • Tappa a Zemono da dove osserveremo una delle possibili locazioni della battaglia del Frigido
  • Tappa a Sanabor, con visita alle locali fortificazioni e al miliare romano che si trova nella cinta della chiesa locale
  • Tappa a Col con vista sul campo di battaglia secondo le più recenti teorie
  • Visita delle fortificazioni di Ad Pirum e pranzo nella locale trattoria
  • Rientro verso metà pomeriggio

Per gli spostamenti si utilizzeranno mezzi propri.

OTTOBRE – NOVEMBRE

VISITA AL GABINETTO NUMISMATICO DEL MUSEO DI LJUBLJIANA

Aderendo con piacere all’iniziativa degli amici del Slovensko numizmatično društvo “Janez Vajkard Valvasor”, stiamo programmando per l’autunno una visita al Gabinetto Numismatico del Museo Nazionale Sloveno di Ljubljana.

L’ALTARE DI RATCHIS

Stiamo organizzando la presentazione del volume “Arte longobarda in Friuli: l’ara di Ratchis a Cividale  – la ricerca e la riscoperta delle policromie” alla presenza della ricercatrice, la dott.ssa Chinellato.

INIZIATIVE DELLE ALTRE SEZIONI 

Tra il ricchissimo panorama delle iniziative messe in campo dalle altre sezioni della SFA e che sono raccolte nella Newsletter SFA della Sezione Centrale che vi arriva in email, segnaliamo le prossime e più vicine a noi:

Lunedì 18 luglio 2016, ore 18.00, Piazza Patriarcato ad Aquileia, area a sud della basilica, area delle mura e dei mercati tardoantichi, con Maurizio Buora in “Attila ad Aquileia“.

Dal 22 al 27 agosto si terrà ad Aquileia “SAXA LOQUUNTUR – MONUMENTI ISCRITTI ROMANI DAL FRIULI” il terzo corso estivo di epigrafia rivolto agli appassionati del mondo antico di ogni età.

Domenica 4 Settembre al Museo Archeologico Nazionale di Aquileia visita guidata alla mostra dal titolo: “Leoni e tori dall’antica persia”.

Il tempietto longobardo di Cividale

Tra i vari gioiellini che il sito UNESCO di Cividale del Friuli possiede, il tempietto longobardo è uno dei più preziosi.

Esiste ampia letteratura che lo descrive e molte informazioni si trovano anche in rete, come al sito ufficiale o su wikipedia, giusto per citarne un paio.

tempietto 1

Qui ricordo solo che si tratta di una “cappella palatina” ovvero una cappella privata che si suppone si debba ad Astolfo, prima duca del Friuli e successivamente Re dei Longobardi e quindi risalente alla metà del 700. Vale la pena sottolineare che è anche una delle meglio conservate testimonianze dell’architettura longobarda.tempietto 3

La cappella è piccolina, ma a dir poco affascinante. Normalmente vi si accede da un ingresso laterale posto sul lato meridionale dell’aula. E da qui è possibile ammirare l’opera in tutta la sua composta, intima bellezza.

Ma dal 12 gennaio di quest’anno, l’accesso dal basso è precluso per dei lavori di restauro, e i gestori del sito, per non impedirne le visite, hanno deciso di farlo vedere da una prospettiva totalmente inedita, ovvero attraverso le aperture del primo piano del monastero di Santa Maria in Valle all’interno del quale il tempietto è inglobato.

tempietto 2L’idea è stata a dir poco brillante perché, sebbene non sia possibile avere la visione completa di tutta la struttura, attraverso le aperture ci si affaccia direttamente sugli stupendi stucchi di decorazione e si può dialogare a tu per tu con le statue dei Santi di manifattura bizantina: una vista che lascia senza fiato e di cui voglio darvi testimonianza con le immagini che corredano questo racconto.

Non so per quanto tempo ancora sarà possibile visitare il tempietto da questo spettacolare punto di vista, io non posso che consigliare chi legge ad affrettarsi a visitarlo: un investimento di quattro euro che ripaga ampiamente.

Höhe 110m o Dosso Giulio

Rilievo con Gps delle trincee e caverne di dosso Giulio

Lassù potrebbe ancora esserci qualcosa! Ed in effetti è così. Inizia così la nostra avventura che è durata alcune domeniche di agosto 2012. Il tempo è tiranno: ci vuole tempo per salire, vedere, capire, fotografare, percorrere e sopratutto rilevare il terreno con il GPS e due bussole. Diciamo che i nostri “quattro passi” sono durati almeno quattro ore per volta: pochi i chilometri percorsi, una pessima media per due escursionisti. In verità non si può non fermarsi spesso le cose da vedere sono troppe! Protetti così da un cielo azzurro e sereno e coperti da un caldo torrido, abbiamo percorso con i nostri zaini affardellati questo terreno carsico e desolato. Da quassù la vista è un premio alle fatiche: è assolutamente fantastica. Il Lisert, il Golfo, Monfalcone, Grado, Lignano: sono tutti davanti a noi, vicinissimi e lontani. Dosso Giulio è un piccolo rilievo che la carta regionale topografica del Friuli Venezia Giulia indica con 112 metri dal livello del mare. La sua cima è raggiungibile solo fuori sentiero, con qualche piccola difficoltà. Chi decide di raggiungere questi luoghi, sappia che è d’obbligo l’equipaggiamento con scarponcini da montagna, calzettoni alti, spry antizecche (purtroppo) e acqua per l’escursione estiva.  Inoltre, seppur non ne abbiamo vista una, se non su altre quote, consigliamo  vivamente di prestare molta attenzione all’eventuale presenza di vipere, in particolare nei tratti esposti delle pietraie o anche nelle trincee. Si parte così da Medeazza , dal sentiero n° 3, detto “Alta via del carso”, per raggiungere il bivio con il sentiero n°16, proveniente da San Giovanni di Duino. Entrambi i sentieri sono ben segnalati. Da questo punto, inviolato davanti a noi si erge il Dosso Giulio. Il colle è circondato da un bosco fitto e scuro e sembra un cappuccino con la sua capocchia rasata: quella sopra è la sua vasta pietraia che sarà l’obiettivo dell’ escursione. Dal bivio, si prosegue ancora per qualche centinaio di metri sul sentiero, fino a vedere un pilone dell’alta tensione che infilza sul fianco il dosso, sarà il simbolo della via da seguire. Bisogna allora uscire dal sentiero, puntare al pilone ed inoltrarsi in una fitta vegetazione in leggera salita, si sbuca così nella vasta pietraia desolata. Quando si esce dall’intrico di quercieti e sommaco, prestando sempre attenzione a dove si poggiano i piedi, sembra di essere sul carso di un secolo fa. La posizione è formidabile e percorrendo questi luoghi qualcuno oggi riflettendo direbbe: “Qui veramente il tempo si è fermato”.

Trincea e posizione blindata n°2

Trincea e posizione blindata n°2

Dosso Giulio riporta ancor oggi evidenti i segni di una guerra lontana, la prima, la più grande,  epica, la più terribile, quella raccontata dai nonni, quella che si studiava a scuola nei sussidiari: la Grande Guerra del 1915-1918.  Höhe 110m, questo era il suo nome: era la posizione  indicata sulle carte militari austroungariche, Dosso Giulio, era invece quella nota ai comandi italiani. Entrambe indicano un piccolo punto su una mappa, un punto notevole: un ridotto rinforzato con trincee blindate. Le ritroviamo riportate su vari libri, unici per noi per capire gli andamenti del fronte dell’Isonzo, per ritrovarli sul posto e riflettere. Il Dosso Giulio era inizialmente un posto di osservazione Austriaco di terza linea che, con il corso della guerra, divenne di seconda, poi di prima , poi ancora conquistata dagli Italiani nel 1917, due volte persa e riconquistata di nuovo dagli Austriaci, nella 10° e 11° battaglia dell’isonzo, nelle fasi convulse di riduzione del fronte dell’Hermada. Dopo Caporetto venne abbandonato per essere sucessivamente preda dei cercatori di metalli fino agli anni ’40. Le posizioni militari esatte sono indicate nella cartina di cui sopra : come si può osservare la cima è oggi circondata da una trincea, in scavo in roccia o in terreno carsico, con andamento perimetrale aperto, profonda in media dal metro al metro e mezzo, con un classico andamento locale a greca o serpeggiante. La trincea, segnata in parte anche dalla carta regionale, collega tre posizioni blindate a „L“ in cemento armato, larghe circa un metro  e profonde circa un metro e mezzo. Probabilmente osservatori Austriaci, riutilizzati poi dagli Italiani. Sono ancora li, dopo cento anni, intatti, inviolati.

Schegge di vecchi bombardamenti

Schegge sul terreno di vecchi bombardamenti

Gavetta italiana 1917

Gavetta italiana 1917 sul terreno

Vecchie schegge di artiglieria di grosso calibro  sul terreno

Vecchie schegge di artiglieria di grosso calibro sul terreno

Tracciare la trincea su carta è stata una impresa veramente notevole, dovendo percorrerla in tutti i suoi tratti che non sempre sono facilmente accessibili. E’ proprio qui che con nostro grande stupore, abbiamo trovato un vecchio compagno di un soldato la cui sorte ci è ignota: una gavetta in metallo semiarrugginita. E’ Italiana. Fa un certo effetto tenerla nelle nostre mani e saperne la sua età: questa vecchia “signora” è li da cento anni, è oggi un reperto ruggine che qui viene fotografato nel punto di ritrovamento. Proseguendo nella trincea, si ritorna al punto iniziale: sulla cima. Qui sono presenti n°3 caverne di ricovero militare con accesso discendente a scivolo, parzialmente dirute e con ingresso a paraschegge. Vicino ad una di questa ritroviamo numerosi segni dei pesanti bombardamenti italiani, presumibilmente, da punta sdobba con i cannoni di massimo calibro.

Tutto intorno la cima sono ancora oggi sparse molte schegge arrugginite, immagini che fanno venire i brividi, pietre divelte su una enorme pietraia, ma sopratutto uno spettacolo di natura, silenzio, rotto unicamente dal grido di un singolare falchetto. Vi è un senso di profonda quiete qui, ma nel sottofondo unicamente il leggerissimo rumore della civiltà: è come un richiamo verso casa. E’ allora ora di tornare, ma non prima di dirigerci indietro verso una delle tante osmizze di Medeazza: imperdibili per formaggi, salumi e vino. Buona escursione allora e buon appetito!

Trincea e posizione blindata n°1

Trincea e posizione blindata n°1

Trincea e posizione blindata n°3

Trincea e posizione blindata n°3

Panorama dalla posizione blindata n°1

Panorama dalla posizione blindata n°1